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29 luglio 2016

Dalla parte del cuore

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Ogni volta che sono su questo treno mi calmo. Perché ogni volta ho il mare a sinistra. Dalla parte del cuore. Deve essere una cosa di noi pugliesi; trovare il romanticismo anche in un pezzo di ferro che su due binari ti riporta a casa. I binari paralleli che non s’incontrano mai, come un amore impossibile.

Ecco, romanticismo 2, il ritorno.

 

Mi lascio alle spalle Roberta e Claudia. Le donne della mia vita. Sì mi mancano già. Ogni volta la mia principessa mi spacca il cuore, quando indossa quella faccina triste.

La mia piccola emoji.

 

Ora la chiamo. Dopo Termoli il cellulare torna a dare segni di vita. Ho mappato questa costa adriatica in anni ed anni di onorata carriera di commesso viaggiatore. So esattamente dove c’è campo, dove prende a singhiozzi, dove è meglio che lo spegni proprio. Non c’è compagnia che tenga. E non voglio nessuna compagnia. È il mio viaggio, non torno da troppo.

 

Mi vanto di non aver mai perso il mio accento, la mia cadenza che sta così simpatica ai miei amici. Quando marco troppo una di o raddoppio le gi è come non rinnegare la mia terra. Non ho mai sopportato chi lo ha fatto. È lo sport regionale, siamo i numeri uno. Questa naturale predisposizione a buttarci giù come regione appena una cosa non va, a non rimboccarci le maniche, a pensare che ormai è così. Non si può cambiare nulla se non cambi prima tu.

 

“Amore mio principessa? Non fare arrabbiare la mamma. Ok?”

“Promesso” e mi riscalda il cuore. La mia piccola emoji.

 

Il bianco delle saline di Margherita di Savoia è l’ennesimo colpo al cuore di una giornata piena di emozioni. Montagne bianche. Che poi il bianco non è vero che non sia un colore. É la somma di tutti i colori. Fenicotteri rosa prendono il volo al tramonto ed è uno spettacolo.Se scatto una foto instagram piovono like. Ma non lo fermo questo momento.

 

Purtroppo, pur volendo, non potrei postarlo.

 

Mi mancava starmene qui in silenzio ad aspettare le tue labbra.

Mi mancavi tu. Come il sale che dimentichi e la pasta resta anonima.

 

Arrivi e non parliamo fino a quando non abbiamo finito di sudare. Occhi negli occhi, gambe incrociate, due pugili sfiniti che si abbracciano.

“Spaghetti?” l’accarezzo e asciugo l’ultima goccia di sudore che le è rimasta sul collo.

“Spaghetti. Tanti spaghetti.”

 

Questa casa è nostra da sempre. Suo padre le lasciò questa piccola proprietà. Una casetta a due passi dalla riserva salina.

 

Apro un pacco di spaghetti, li prendo per la testa e per i piedi, una leggera torsione et voilà nella pentola, si aprono come la coda di un pavone, come un mazzo di carte in un giro di poker. I pomodorini li ha portati qui ieri; attendono appesi su di un filo di ferro. Dove vivo oggi li chiamano pendolini. Sono uguali ma il sapore è nettamente diverso. Come questa giornata.

 

Ne mangio qualcuno, così, assoluto, e resto a fissare la luna. Ho qualche minuto prima di impiattare. Mi fa un po’ paura non sentire alcun senso di colpa. La verità è che qui non sento nulla, è la mia terra, gioco in casa e gioco spensierato.
 

“Domani andiamo al mare” le chiedo dopo il primo boccone.

“Non è una domanda?” mentre arrotola gli spaghetti.

“No”

 

Il viaggio di ritorno è un tragitto troppo veloce. Perché diavolo i ritorni sembrano sempre durare meno delle andate? Sono uguali, ma il sapore è nettamente diverso. Mi serve ancora un po’ di tempo per mettere in ordine tutte le scuse, ricordare dei particolari rassicuranti, avvisare Gianni che lui ieri è stato con me tutto il giorno con quei clienti importanti.

 

Stavolta il mare è a destra e non posso sfuggire ai miei occhi che mi fissano come il grillo parlante. Fuggo con disinvoltura il mio stesso sguardo e trovo l’adesivo dell’uscita di emergenza/sortie d’emergence/notausgang/emergency exit. Usare il martello frangivetro, recita il cartello. In questo momento sai quante martellate mi darei. Non per quello che ho fatto, non per le bugie che ho detto ma perché non riesco a scegliere. Faccio come tutti quei pugliesi che ho sempre criticato. Scappo via e non resto a combattere per il mio vero amore. Lascio ancora una volta il sapore dei miei pomodori, il bianco delle saline, i fenicotteri e questa terra magica.

 

“Mia piccola principessa, abbracciami forte forte”

“È vero che non te ne vai più?” mi stringe.

“Guarda cosa ti ha portato il tuo papà”


Arrivato.

Torno presto.

Non ti lascio più.

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