Granostalgia

In mare c’è più sapore

La Puglia d’estate è un palcoscenico a cielo aperto: ogni sera ci sono feste per tutti i gusti sparse lungo il litorale.

Fra queste ce n’è una particolarmente di nicchia chiamata “Sabbia nelle mutande” e già dal nome si capisce che non è adatta ai palati più VIP.

Ma la sua particolarità, che la rende in un certo senso magica, è la sua ubicazione.

Si trova nei pressi di Polignano a Mare, in provincia di Bari. Per arrivarci bisogna attraversare uno spiazzo molto sterrato che mette a dura prova l’assetto delle auto e, una volta parcheggiato, bisogna dire addio a tacchi a spillo e scarpe alte.

Per raggiungere la location, infatti, bisogna avventurarsi in un percorso un po’ impervio, fatto di discese ricche di spuntoni e vegetazione mediterranea, ortiche comprese. Ma ne vale la pena, perché ti attende un piccolo angolo di Paradiso.

Si tratta di un boschetto che si affaccia sul mare, al centro del quale c’è un ristretto spiazzo di sabbia. Qui si svolge la festa, a base di birre calde in lattina a un euro, dove suonano band improvvisate i cui strumenti sono alimentati da un generatore di terza mano e per assistere alle loro jam session ci si siede per terra, ed ecco spiegato il nome della festa.

Eravamo lì per il terzo anno consecutivo, storico gruppetto di tre amiche: io, Ilaria e Martina che, ad un’ora dalla festa, sono già alla ricerca di un piano B.

–          «Che facciamo? Andiamo via? – dice Ilaria – queste band non si reggono!»

–          «Sentiamo i ragazzi che fanno – dico io mentre sto già digitando il nome di Marco sulla rubrica del telefono – magari sono da queste parti. Marcooo ciaoo! Siamo a “Sabbia nelle mutande”! Dove siete?»

–          «Ehi, Ludovica! Siamo a Polignano, abbiamo da poco lasciato un gruppo di amici scalmanati che hanno appena finito di festeggiare un addio al nubilato sulla mia barca. Ho già capito tutto, vi sto venendo a prendere, tra mezz’ora scendete dalla scogliera più bassa, possibilmente senza ammazzarvi!».

–          «Alè, grazie! – chiudo la telefonata – Ragazzeeee tenetevi pronte! Si torna a casa in barca: Giulio e Marco ci stanno venendo a prendere!».

Mentre ci abbracciamo felici sentendoci delle ragazzine in vacanza, penso che l’estate è una stagione che sa regalarti delle belle sorprese: l’estate è avventura, libertà e cambio tattico sempre presente in borsa, fatto di costume da bagno e piccolo nècessaire per essere sempre pronte a tutto!

Ci avviciniamo verso lo scoglio del nostro appuntamento, facendoci largo tra le persone sul litorale. C’è chi vomita, c’è chi pomicia e c’è chi si è costruito un accampamento per trascorre la notte, con casse di birra e teglie di pasta al forno che potrebbero bastare per una settimana. E pensare che avevamo scroccato un passaggio per venire qui a due ragazzini su una utilitaria sgangherata, e torneremo a casa in barca a vela! Passare da autostoppiste a principesse è un attimo!

Espadrillas ai piedi scendiamo la scogliera da vere scalatrici provette: non ci ferma nessuno! Sapendo che di lì a poco avremmo passato il fine settimana in barca con i nostri migliori amici e in modo così improvvisato, ci fa schizzare dalla felicità.

–          «Giulioooo siamo qui!»

Inizio a sbracciare e a gridare per farmi sentire, mentre vedo in lontananza la barca in rada di Marco e il piccolo tender guidato da Giulio che ci sta venendo a prendere. In questi momenti ti senti al centro dell’Universo. Le voci e i suoni della festa sono lontani, riecheggia solo il rumore del motorino del tender. Sei in punta di piedi su uno scoglio e di fronte hai l’immensità del mare di notte illuminato dai bagliori lunari, che ti spaventa e ti abbraccia alo stesso tempo.

Giulio è pochi metri e ci lancia la cima. Tiriamo la piccola imbarcazione verso di noi e saliamo a bordo. Ci abbracciamo, con il rischio di cadere in mare, ma siamo tutti felici di esserci incontrati lì, in quella situazione incantata.

–          «Allora, vi è piaciuta l’improvvisata? – dice Giulio divertito – Finalmente abbiamo delle ragazze a bordo, dopo due giorni con un gruppo di sei uomini che non hanno fatto altro che ubriacarsi e cantare i cori degli Ultras del Bari. Non se ne poteva più! Per carità, io e Marco ci siamo divertiti, ma dopo un po’ li volevamo buttare a mare! Per fortuna ci hanno lasciato viveri per una settimana, non vi faremo mancare nulla!»

Quando hai amici così generosi che ti vengono a prendere con un piccolo gommone nel bel mezzo della notte, per trascorrere un fine settimana sulla bara a vela, che ci ha portato per tanti week end su e giù per il litorale pugliese, non puoi desiderare più nulla dalla vita!

Ci avviciniamo a “SeaYou”, la barca di Marco, che ci lancia la cima per avvicinare il tender e, quando ci troviamo tutti insieme nel pozzetto, iniziamo a ballare e a cantare come stupidi per la felicità.

–          «Basta ragazzi, adesso si salpa! Giulio, togli l’ancora! Accendo il motore e andiamo a dormire, che domani ci aspetta una bella traversata e il vostro Capitano deve riposare per portarvi a casa sane e salve – dice Marco in tono scherzoso.»

Attracchiamo al porto turistico di Polignano e, dopo un’oretta di chiacchiere e sigarette, andiamo a dormire. Giulio e Martina si intrattengono sul ponte a prua a guardare le stelle.

L’indomani ci svegliamo all’alba e siamo tutti lì, nel pozzetto, seduti attorno al mitico tavolinetto “apri e chiudi”, pronti per una super colazione. Abbiamo pacchi di biscotti di tutti i tipi: al miele, al cioccolato, integrali e chi più ne ha più ne metta.

–          «Quanta roba da mangiare c’è? Ma dovevate stare fuori due giorni o venti?» – dico io con la bocca piena, mentre afferro il quinto biscotto da inzuppare nel latte e caffè.»

–          «Ludovica, lasciamo stare! – dice Marco sorridendo mettendosi le mani nei cappelli – Sembrava di stare con un gruppo di ragazzini che andava per la prima volta in gita scolastica, e stiamo parlando di uomini di più di trent’anni!»

Chiudiamo il tavolino e iniziamo le manovre per la partenza. Giulio e Martina levano l’ancora, io e Ilaria scendiamo sul pontile per togliere le cime e Marco si mette al timone e accende il motore.

Lasciamo il porto di Polignano. È una calda e luminosa giornata di luglio, il sole inizia a farsi alto e a bruciare, il mare è calmo, c’è poco vento, saranno circa quattro nodi. Ci lasciamo alle spalle un panorama incantevole, all’orizzonte vediamo le calette che si popolano dei primi bagnanti, che man mano che ci allontaniamo si fanno sempre più piccoli.

Nonostante il poco vento, decidiamo comunque di spiegare le vele. Manovelle sui winch e cime alla mano apriamo prima la randa e subito dopo il fiocco. È bellissimo assistere all’apertura delle vele: quando si tendono rispetto alla forza del vento, fanno “paf!”, un rumore intenso e pieno che ti fa sussultare il cuore.

E così ci lasciamo trascinare dal mare e dal dolce far niente, nessun rumore se non il suono della chitarra e delle nostre voci.

Marco è seduto e tiene il timone con un ginocchio mente canta a squarciagola, Giulio suona la chitarra con il suo tablet che contiene oltre mille spartiti, accontentando ogni nostra richiesta.

E tra Francesco De Gregori, Venditti, e Lucio Battisti, passando per gli Stato Sociale, Dente e Brunori Sas, arriva l’ora di pranzo.

–          «Chi ha fame?» – grida Martina.

–          «Tutti!» – le rispondiamo in coro.

Martina ama cucinare e in men che non si dica si mette ai fornelli nella piccola cucina in dinette che ondeggia insieme alle onde e ci prepara degli spaghetti con la salsa di pomodoro e tonno, spettacolari.

Quando sei in mezzo al mare, tutto ha un sapore più buono e anche il piatto più semplice diventa un capolavoro.

Gli sguardi tra Martina e Giulio si fanno sempre più complici, ci manca solo che condividano lo stesso spaghetto come Lilli e il Vagabondo per suggellare l’intesa.

Ma non ci si può far niente: quando si è in barca, in mezzo alla forma più bella della natura, il mare, tutto è più autentico e vero, le amicizie e i nuovi amori che stanno per nascere.

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