Granostalgia

Patate riso e cozze della nonna

La cosa che più mi mancherà di lei è la teglia di “Patate, riso e cozze”.

Non mi vergogno nel pensare una cosa del genere e né tantomeno trovo questa riflessione riduttiva. Per me quel piatto resterà sempre qualcosa di emblematico, una metonimia che mi riporterà sempre a lei.

La precisa quantità di riso, umida e morbida al punto giusto e perfettamente racchiusa tra i due gusci e dove s’incastonava esattamente il frutto di mare. Quanto era saporito quel riso! Con formaggio pecorino, grana e cipolle. Per non parlare delle patate dorate, croccanti, con sopra i pomodorini e il prezzemolo bruciacchiati che “campeggiavano” sulla parte superiore della teglia, sapientemente disposte e indiscusse protagoniste della presentazione dell’intero piatto. “La nonna” aggiungeva anche la zucchina e così il piatto era davvero impeccabile. Aveva una fragranza che sapeva di mare, di cose buone e di casa.

Mia nonna non solo era impareggiabile in cucina, ma ha rappresentato il caposaldo della nostra famiglia.

Paste al forno, orecchiette con il ragù, patate soffritte con la cipolla, carciofi fritti, pasta e ceci, la lasagna e i panini caldi con cui fare la scarpetta.

C’è un luogo nella mia mente dove ognuno di questi piatti è associato ai momenti più belli della mia vita e in particolare della mia infanzia.

La lasagna era la domenica a casa sua, quando c’era ancora il nonno e quando la famiglia si riuniva tutta insieme per il pranzo. Io ero seduta con i mie cugini al classico “tavolo dei piccoli”, un tavolinetto di legno sgangherato, di quelli apri e chiudi, che completava la lunga tavolata dei “grandi” composta da almeno dieci persone.

Le orecchiette al sugo erano il “secondo primo”, patate e ortaggi fritti facevano da contorno al pesce, pescato la domenica dal nonno e che la nonna pazientemente e sapientemente puliva e lo cucinava arrosto sulla piccola brace in veranda.

La pasta e ceci veniva “recapitata” a casa almeno una volta a settimana. Non potrò mai dimenticare questi legumi, “palline” compatte con superficie dura e tenere dentro, ma la teglia di patate riso e cozze rappresenta il racconto di una vita.

Già da bambina la adoravo, ricordo come se fosse ieri l’ardua impresa nel mangiare in un sol boccone, il riso contenuto nella cozza, impiastricciandomi le mani e riuscendomi a sporcare i vestiti, come solo io, “campionessa di macchie”, sapevo fare.

Quando tornavo da scuola, trovare la teglia con lo strofinaccio sopra per preservarne il calore era una festa. Quel piatto riusciva a rendere speciale anche un ordinario giorno infrasettimanale, anche se era freddo e grigio e dove si prospettava un pomeriggio infinito a base di versioni di latino e greco interminabili. Bastava assaggiare anche un sol boccone di quella splendida pietanza, per mandar giù i malumori dovuti ad un brutto voto preso a scuola.

La nonna me la preparava anche per i miei compleanni e lì il figurone con gli amici era garantito. E la soddisfazione era ancora più grande quando vedevo tutti i miei amici farne puntualmente il bis, non avanzava mai.

È venuto con me anche quando ho varcato i confini della Puglia per andare a studiare fuori. Ricordo ancora i miei amici romani che assaggiavano per la prima volta un piatto spettacolare, che mai avevano provato prima.

E poi c’era anche Luigi il papà della mia migliore amica di Roma, che ogni qual volta mi invitavano a casa loro, mi parlava in modo estasiato di quella volta che feci assaggiare anche a lui per la prima volta patate riso e cozze della nonna.

Erano le giornate a intere passate al mare con la famiglia, con gli amichetti e i cuginetti,  seduti su un telo e con il piatto e la forchetta di plastica tra le gambe, gustando le patate riso e cozze e la brezza marina era l l’unico “contorno” concesso, che poteva rendere ancora più speciale quel piatto.

Ristoranti, zie, mamma, mamme delle amiche, feste, catering e buffet, nessuno era e saprà mai in grado di reggerne il confronto.

Non so se perché quelle patate riso e cozze erano “della nonna”, della “mia” nonna, ma se penso ad un piatto che può farmi provare nostalgia di Puglia quando sono fuori casa non può essere che quello. Ne mangi un boccone e la nostalgia della tua terra passa, ma la nostalgia di lei, della mia nonna meravigliosa, quella non passerà mai.

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