TRAFILATURA AL BRONZO

Granoro porta avanti la tradizione della trafilatura ruvida, in gergo “a bronzo”, con trafile oggi realizzate in leghe metalliche certificate conformi alla disciplina dei materiali a contatto con gli alimenti (reg. CE 1935/04).

È bene sapere che…

La dicitura “parti trafilanti in bronzo” rappresenta un’espressione volta a significare la tipologia di pasta per ruvidità e colore e, quindi, con particolari caratteristiche distintive rispetto ad altri tipi di trafile.

Tradizionalmente, la pasta veniva trafilata con supporti di bronzo per conferirle una superficie ruvida, in modo da facilitare l’assorbimento dei condimenti in fase di preparazione da parte dei consumatori.

Il materiale della trafila, originariamente in bronzo, era peraltro soggetto a un’usura significativa a causa dell’attrito con l’impasto di grano duro che aveva un’azione abrasiva nei confronti del bronzo.

A partire dagli anni ’60, i produttori di trafile che forniscono i pastifici hanno iniziato a sperimentare l’utilizzo di leghe metalliche più resistenti all’usura, come il bral per i masselli e l’ottone per gli inserti. Anche allo scopo di ridurre le possibili migrazioni di microparticelle metalliche nella pasta

La dicitura “trafilato a bronzo” – a cui tuttora si fa riferimento nelle informazioni commerciali tra gli operatori e tra questi e i consumatori – è quindi un’espressione gergale, che vale a distinguere la pasta soggetta a trafilatura ruvida (ora attraverso leghe metalliche) rispetto a quella con trafilatura liscia (con attrezzature in materiale plastico, es. teflon)

Granoro porta avanti la tradizione della trafilatura ruvida, in gergo “a bronzo”, con trafile oggi realizzate in leghe metalliche certificate conformi alla disciplina dei materiali a contatto con gli alimenti (reg. CE 1935/04).

Cenni storici

La storia delle trafile risale agli inizi dell’800;

Pistoia, all’epoca era un centro di piccole officine artigianali specializzate per la fusione e lavorazione di oggetti in ferro e in rame. È proprio dal RAME, inattaccabile dagli acidi della pasta e di facile lavorabilità, che nasce la storia delle trafile che venivano punzonate a mano per realizzare le forme diverse di trafilazione.

A quei tempi come ben noto per la produzione di pasta, erano utilizzati torchi manuali sia orizzontali che verticali e le trafile erano in corpo unico.

Con l’arrivo negli anni ’30 delle prime presse automatiche, (trafila diam. 200/300 mm)  anche la trafila ha subìto una radicale evoluzione sia per le tecniche costruttive che per i materiali utilizzati, in particolar modo per il massello portante:

delta (lega di rame) con perni in fusione di delta assemblati direttamente nel massello per formati tipo penne, lumaconi, ecc…; per quanto riguarda i formati tipo pastine in quel periodo venivano eseguiti ancora inserti incisi in rame e forzati nei fori del massello stesso.

Con l’ulteriore aumento delle produzioni e dimensioni trafila si adottano procedimenti costruttivi diversi (inserti intercambiabili) per ottenere una foratura e quantità di inserti appropriata per  la produzione pressa: massello in BRALL (Bronzo alluminio) materiale con una maggiore durezza e resistenza meccanica e inserti in ottone (OT 58); il rame cede il passo all’OT 58 per ovvi  motivi di reperibilità, lavorabilità e durata.

La più importante innovazione si ha però negli anni ’50, quando si introduce nella costruzione degli INSERTI TRAFILANTI: un nuovo materiale plastico: IL TEFLON.

L’utilizzo del teflon si diffuse rapidamente, poiché ne vennero immediatamente e unanimemente riconosciuti i vantaggi da tutti gli addetti ai lavori:

  1. Il basso coefficiente di attrito, che permette di avere una estrusione ottimale
  2. L’aspetto liscio ed uniforme e la brillante superficie della pasta
  3. Velocizzazione di tutto il processo produttivo incluso il confezionamento

Ad oggi le trafile con TRAFILAZIONE IN TEFLON sono ancora le più richieste.

Abbiamo eseguito una verifica /ricerca interna e negli anni ’50, durante il periodo di consolidamento di industrializzazione del processo produttivo della pasta. Le trafile presentavano ancora vari materiali di costruzione; venne quindi fatta una sintesi che identificava con inserti in BRONZO tutti gli inserti con trafilazione (estrusione ) metallica (rame e le sue leghe ) e inserti in BRONZO TEFLON che identificavano la trafilazione (estrusione ) con nuovo materiale TEFLON;

nel corso degli anni il materiale di trafilazione metallico si è consolidato con utilizzo di OT58;

A dimostrazione di quanto sopra alleghiamo un disegno costruttivo del 1955, dei nostri archivi  storici, per f.to GNOCCO, dove si può notare che i materiali impiegati sono di OT 58 , ma la denominazione classica è BRONZO; e così ad oggi è rimasto , utilizzato e conosciuto da tutti gli operatori mondiali del settore .

Forse viene usata dai Pastifici una dicitura impropria con “trafilazione in Bronzo”, in quanto oramai utilizzata da decenni nel gergo comune del nostro settore.

La dicitura corretta sarebbe forse “ESTRUSIONE IN OTTONE O LEGA DI RAME ” oppure citare tutti i materiali e relativi componenti strutturali …???

Però la tradizione IMPORTANTISSIMA vuole che si sintetizzi con un classico, generico e familiare ” TRAFILAZIONE AL  BRONZO “…

In pratica, l’85%-90% del passaggio pasta è del Bronzo-Brall ed il 10/15% da inserti in OT 58.